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A cura di Rosalba Angiuli
In questi giorni si fa' un gran parlare di quale possa essere la collocazione più adatta per la statua dedicata all'artista pesarese Pasqualon.
Tra le sedi indicate sono il cortile della Biblioteca San Giovanni, il Piazzale Collenuccio, Piazza del Popolo.
Ma chi era Pasqualon? Era un poeta dialettale, un omone alto, con in testa una tuba nera e una lunga palandrana, quasi cieco, con una voce tonante, ricco solo di buonsenso e umorismo, che sapeva esprimersi in versi. Era nato in via del Moro, la madre era morta presto ed il padre l’aveva abbandonato per andare a Roma, dove si era risposato in seconde nozze. Il vero nome di Pasqualon era Odoardo Giansanti, e dopo l’abbandono del padre aveva fatto una vita randagia e misera. Era stato muratore, ciabattino, aveva cercato di ricongiungersi al padre a Roma senza successo, era stato male, poi si era fatto frate, perché riconoscente ad alcuni religiosi che l’avevano salvato dalla morte; ma siccome a lui piacevano le donne, aveva dovuto abbandonare i fratelli e aveva ripreso a girare per le strade rimettendosi a fare il muratore. Quasi cieco, solo e disperato era finito in manicomio. Qui aveva scoperto la sua vena poetica, infatti per intrattenere alcuni compagni di sventura recitava poesie di un suo amico romagnolo, poi aveva cominciato a lavorare su quei versi, cambiandoli. Fuori dal manicomio si era messo a girovagare per Pesaro e dintorni, recitando le poesie da lui scritte, o meglio, dettate alla Miclèna….la fiola del Gnafon…. , sua compagna degli ultimi tempi. Pasqualon era, quindi, un cantore popolare e veniva accolto con simpatia, tutti gli davano qualcosa , viveva comunque di carità, ma certamente meglio di prima. La gente lo ascoltava con rispetto, forse anche la sua figura e la voce corposa imponevano l’ascolto. Morì nell’ospizio di via Mazza nel settembre del ‘32
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Postato il Venerdi, 20 di Agosto del 2004 (4:00:00) di cami |
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